Missionari digitali in cammino: dal Giubileo una rinnovata consapevolezza

C’è un’immagine che racchiude l’essenza dei due giorni vissuti a Roma in occasione del Giubileo dei Missionari Digitali e degli Influencer Cattolici, il 28 e 29 luglio 2025: è quella di una rete viva, intessuta non di cavi e algoritmi, ma di volti, storie, speranze. In mezzo a quei volti erano presenti anche quelli dell’Équipe delle Comunicazioni sociali della parrocchia San Bernardino, in Molfetta.

Abbiamo scelto di partecipare con convinzione e responsabilità, desiderosi di respirare la dimensione ecclesiale e universale della missione digitale e di rinnovare, attraverso l’ascolto, la meditazione e la condivisione, le motivazioni alla base del nostro servizio in parrocchia. Questa esperienza ci ha ricordato che non siamo “social media manager cattolici”, che non lavoriamo per un’azienda e che non dobbiamo promuovere un prodotto, ma che siamo membri di un corpo più grande, quello della Chiesa, che anche in rete si fa presenza, prossimità e speranza. E, in questo cammino, abbiamo custodito i volti della nostra comunità per affidarli alla luce dello Spirito Santo e per riconsegnarli trasfigurati e rinnovati.

Durante il Giubileo abbiamo incontrato missionari digitali provenienti da ogni parte del mondo, dalla vicina Brindisi fino al Venezuela e al Sudafrica: giovani, gruppi, sacerdoti, suore e frati, comunicatori di ogni età e sensibilità, uniti dalla stessa sete di Vangelo. Abbiamo condiviso sogni e fatiche, strumenti e strategie, intuizioni e testimonianze. Ma soprattutto, ci siamo lasciati interrogare dalla Parola nella preghiera dell’Adorazione eucaristica e nella celebrazione della Santa Messa. Sono stati due giorni intensi, non soltanto per la densità degli interventi, ma per l’intensità del discernimento personale e comunitario che ci è stato richiesto. Dalla voce del Cardinale Parolin abbiamo ricevuto un invito preciso: «essere nel mondo, ma non del mondo. Essere nel tempo, ma non del tempo».

La rete non è solo uno strumento: è un ambiente culturale da abitare con fede, con uno stile cristiano che privilegia l’incontro, la comunione, la verità rispetto all’efficacia dei contenuti. La missione digitale, ha ricordato Parolin, non è un optional per chi è più abile tecnicamente, ma una responsabilità per chi ha ricevuto la fede e vive nel tempo presente. Mons. Fisichella ha ricordato che «evangelizzatori non si nasce, lo si diventa vivendo l’urgenza dell’evangelizzazione». Non bastano i contenuti, occorrono testimoni: testimoni che non gridino slogan, ma si lascino evangelizzare ogni giorno. «Il mondo di oggi non ascolta gli influencer – ha sottolineato – ma i testimoni. E se li ascolta, è perché sono anche testimoni».

Dirompente l’intervento di Paolo Ruffini, che ha messo in guardia dal rischio di trasformare la fede in performance o marketing: «Non siamo qui per glorificare noi stessi, ma per fare un esame di coscienza sul modo in cui testimoniamo il Regno di Dio». Il suo monito più profondo è stato quello di «non diventare merce», di non svendere la propria vocazione per una manciata di visualizzazioni, ma di «restare umani», restare radicati nella comunità, in una fede che è comunione e non isolamento.

Queste parole hanno trovato eco anche nell’intervento poetico e vibrante di Antonio Spadaro, che ha ricordato che «il fuoco si comunica per contatto» e che «non siamo qui per brillare, ma per bruciare». Non si tratta di creare contenuti, ma di generare senso, di essere, come diceva Geremia, divorati da una parola che arde dentro e non possiamo tacere: non basta, dunque, essere presenti sui social, bisogna esserci con autenticità, lasciandosi attraversare dalla vita, dalle ferite e dalla Grazia.

Con Mons. Lucio Ruiz

Mons. Lucio Adrian Ruiz ha offerto, invece, una visione profetica e pastorale insieme: ha ricordato ai missionari presenti che la Chiesa è con noi, che ci riconosce, che ci affida una missione e che il digitale è un terreno per il primo annuncio, per raggiungere chi ha bisogno, anche con una semplice parola nel momento giusto. Ha poi ribadito che la missione digitale non è produzione di contenuti, ma incontro con chi soffre, con chi è in ricerca, con chi ha bisogno di una carezza, anche attraverso uno schermo.

Papa Leone XIV, nel suo saluto a conclusione della Santa Messa, ci ha esortati a «riparare le reti», a creare relazioni vere e profonde, non bolle, non performance, non idoli, ma reti che liberano e salvano. Ha invocato su di noi la pace di Cristo, affidandoci il compito di essere «artigiani di comunione» anche nel digitale, in un tempo segnato da guerre e divisioni.

Siamo tornati a casa con un mandato: annunciare la speranza, creare reti di verità e non di like, promuovere una comunicazione che nasce dal cuore e genera comunità. Abbiamo pregato per la nostra parrocchia e la nostra Diocesi, affidando ogni persona e ogni storia all’opera dello Spirito Santo. Porteremo con noi queste parole e questi volti, non come un trofeo da esibire, ma come una consegna da vivere, restituendo alla nostra comunità parrocchiale e diocesana tutto ciò che abbiamo visto, ascoltato e contemplato.

Équipe delle Comunicazioni sociali, parr. S. Bernardino – Molfetta