Voci dal Giubileo dei Giovani/3

Ancora Voci dal Giubileo dei Giovani. Questa volta ci raccontano la loro esperienza, fra i quasi 250 giovani della nostra Diocesi che hanno aderito alle tre diverse proposte del Servizio diocesano per la pastorale giovanile, i partecipanti provenienti dalla parrocchie di Molfetta Madonna della Rosa, i cui giovani curano il podcast Oltre l’altare, e S. Famiglia.

Noi giovani della parrocchia Madonna della Rosa abbiamo scelto il pacchetto della settimana intera, con partenza il 27 luglio sera e ritorno il 3 agosto sera, e non avremmo potuto fare scelta migliore. “Oltre l’Altare”, il nostro podcast, è stato come un compagno di viaggio per noi. Lo abbiamo pensato un po’ come diario di bordo, quel “posto sicuro” dove abbiamo potuto inscatolare e rendere eterne tutte le emozioni di noi ragazzi, dei sacerdoti, dei volontari e dei pellegrini che abbiamo trovato nel nostro cammino. Oltre alle registrazioni giornaliere, siamo anche riusciti a chiacchierare brevemente con Lorena Bianchetti, Mario Crescenzo del gruppo Neri per Caso e, per ultimo ma decisamente non per importanza, con sua Em. Card. Matteo Zuppi, super disponibile e sorridente, che ci è rimasto davvero a cuore.
Avendo già vissuto la GMG di Lisbona del 2023, siamo partiti con un’idea di cosa sarebbe potuto essere. Eppure, abbiamo sperimentato lo stesso stupore, le stesse emozioni, tutto da capo, perché ognuna di queste esperienze è unica e riesce a toccarti il cuore in punti mai esplorati prima. Ciò che mi stupisce sempre è la fratellanza immediata con chiunque ti circonda, e dico chiunque. Quando siamo a casa, a Molfetta, non ci verrebbe mai di parlare e scherzare con uno sconosciuto, perché governano la timidezza e l’insicurezza. Ma lì a Roma, come anche a Lisbona, c’è un clima tale da rendere normale il girarsi verso il prossimo e fare una battuta per sollevare il morale durante un’attesa sotto il sole, chiedere chi ha bisogno di acqua durante la strada del ritorno perché ne avevamo in abbondanza, scattarci una foto insieme abbracciati come se fossimo amici da una vita. Eravamo partiti “vuoti”, anche non sapendolo, e siamo tornati “pieni”.

Roberto, parr. Madonna della Rosa – Molfetta

Dire che è stata un’esperienza fuori dal comune è davvero riduttivo. Come in tutte le esperienze di questa portata la stanchezza si è fatta sentire ma alla fine, con l’attraversamento della Porta Santa, le varie catechesi e le emozioni nell’ incontrare papa Leone XIV, ne è valsa la pena. Penso che eventi del genere debbano essere vissuti a pieno dai giovani perché lasciano dentro un indescrivibile bagaglio di emozioni. Il rapporto con i volontari è stato unico, a partire dal loro farci sentire subito accolti e a nostro agio. Non si può dimenticare l’intesa che si è creata con il Vescovo di Rieti, mons. Vito Piccinonna, nella sua celebrazione eucaristica presieduta nella chiesa del SS. Nome di Maria; nella sua omelia le parole e gli insegnamenti che ci ha donato sono stati fonte di ispirazione per tutti.
Abbiamo conosciuto Padre George, ivoriano e marianista, uomo di grande fede che, oltre ad essere una persona estremamente buona e gentile che ci ha fatti sentire subito a casa, ha più volte espresso il suo sogno di avere una parrocchia gremita di giovani. Infatti prima di andar via e tornare nella nostra diocesi di Molfetta, le parole di un volontario della parrocchia sono state: «Ci avete donato una ventata di gioia con la vostra presenza». Parole del genere toccano il cuore. Sono esperienze che, se vissute bene, ti cambiano senz’altro in positivo e uniscono maggiormente i vari gruppi parrocchiali nella fede.

Antonio, parrocchia Madonna della Rosa – Molfetta

È stata un’esperienza intensa, piena di emozioni e momenti di riflessione. Il mio primo giubileo lo ricorderò per sempre insieme a tutte le persone che ho incontrato, i loro sguardi e i loro sorrisi che mi hanno donato tanta speranza. Porterò con me tutto quanto, l’amicizia con gli altri giovani della diocesi e le varie persone degli altri paesi che ho conosciuto senza dimenticare l’accoglienza e la bontà dei volontari. Siamo partiti in 16 e siamo tornati in molti di più, questo è stato per me il vero esempio di speranza

Beppe, parrocchia Madonna della Rosa – Molfetta

Era la prima volta che partecipavo a un evento così grande, anche se all’inizio non sapevo bene cosa aspettarmi. Mi sono trovata tra migliaia di giovani di tutte le nazionalità, uniti dalla stessa fede e dallo stesso entusiasmo, è stato qualcosa di unico che mi porterò nel cuore per molto tempo.
La cosa più bella per me è stata vedere come, anche se venivamo da posti diversi, tra sorrisi, abbracci, canti e preghiere, ci sentivamo tutti parte di qualcosa di più grande. Ho respirato il clima di una Chiesa universale. Mi ha colpito la gioia contagiosa che si respirava, nonostante la stanchezza e il caldo, perché tutti eravamo lì consapevoli di vivere un’esperienza irripetibile.
L’esperienza di prossimità vissuta insieme ai miei amici, precisamente alla Caritas di Roma mi ha toccato profondamente: la gentilezza e la dignità delle persone che venivano a mangiare accompagnati dalla disponibilità dei volontari, che ogni giorno si mettono al servizio con il sorriso. I numeri altissimi di persone senzatetto che sono passate da lì mi hanno fatto riflettere tanto. Mi porto a casa la consapevolezza della fragilità e del limite di tanti uomini e donne e una grande gratitudine per quello che vivo ogni giorno.
Un altro ricordo speciale che mi porterò dietro è stata la Messa sia di apertura, sia a Tar Vergata, ma soprattutto i momenti di preghiera in diverse lingue. Vedere e ascoltare persone da tutto il mondo unirsi nella stessa fede, pur parlando lingue diverse, mi ha fatto capire quanto siamo davvero una grande famiglia universale. Quella è stata una testimonianza di unità, comunione e speranza.

Valeria la Grasta, parr. Santa Famiglia – Molfetta

Ho vissuto per la prima volta un evento così grande e parteciparvi mi ha fatto sentire piena di vita. Giovani da ogni parte del mondo, lingue diverse, volti diversi, ma con la stessa fede.
Quello che mi ha colpita di più è stato il profondo silenzio durante la veglia di preghiera. Eravamo in migliaia, eppure si sentiva un silenzio pieno, che parlava più di qualunque parola, arrivava al cuore e ti saziava. Le parole del Papa mi sono entrate nel cuore: erano semplici, ma vere. Sembravano rivolte proprio a me, a ciascuno di noi. Attraversare la Porta Santa è stato un gesto che non dimenticherò: ho sentito come se stessi lasciando qualcosa alle spalle, e ripartivo leggera, con uno sguardo nuovo.
L’immagine che porto più nel cuore è quella delle bandiere di tutto il mondo che sventolavano mentre camminavamo e cantavamo insieme. Ognuno nella propria lingua, ma con lo stesso cuore.
Mi porto a casa la certezza che non sono sola nel mio cammino di fede e l’abbraccio con persone che non conoscevo, ma con cui ho condiviso la strada, la preghiera, i sorrisi. È un ricordo che resterà per sempre con me.

Angelica Ginosa, parr. S. Famiglia – Molfetta