Il nostro Vescovo, Mons. Domenico Basile, ci invita a riflettere a partire dalla testimonianza di San Francesco nell’VIII centenario dalla morte

Francesco d’Assisi si presenta come un santo che ha vissuto la radicalità del vangelo nella pienezza di un’umanità riconciliata e rappacificata. Gli episodi che lo rivelano in questa capacità di riconciliazione sono innumerevoli e tra questi mi piace ricordare l’incontro di Francesco con il lupo di Gubbio, così come narrato nelle Fonti Francescane.
Il racconto non è storico, è piuttosto una parabola in cui forse il lupo rappresenta un brigante che terrorizzava il circondario con le sue razzie. In questa prospettiva cogliamo meglio l’agire del Santo che, senza armi e forte solo della sua parola, va incontro al lupo e gli dice: «Fratello lupo, vieni qui!». Francesco va verso l’altro, il diverso e con il linguaggio della fraternità lo disarma da ogni proposito di violenza. In seguito il lupo è posto dal Santo davanti al male che ha arrecato alla gente affinché possa cambiare vita.
In modo simile Francesco si rivolge agli abitanti di Gubbio, impauriti e armati, chiedendo loro di accogliere il lupo ammansito e di convertirsi dai peccati, perché la paura che stringe il cuore è dovuta al loro peccato che vedono rispecchiato nella malvagità del lupo.
Francesco si rivela come un uomo che pratica la nonviolenza, vive la fraternità nel concreto delle azioni quotidiane, dando un nome ai sentimenti umani con sincera immediatezza e indicando strade precorribili di riconciliazione.
La testimonianza di Francesco d’Assisi è di grande forza e attualità anche per le nostre città. Nelle ultime settimane alcuni episodi preoccupanti sono accaduti nel nostro territorio: l’assassinio di un giovane ventitreenne a Molfetta e le intimidazioni rivolte al sindaco di Ruvo. Tali episodi e altri avvenimenti che, in modo trasversale, riguardano il territorio della Diocesi, non possono lasciarci indifferenti e invocano una capacità di reazione e di interessamento verso tutto ciò che favorisca legalità e convivenza pacifica.
Tuttavia l’impegno richiesto non può riguardare solo gli altri, ma è da accogliere in prima persona, nell’ammansire il lupo che è in noi, bandendo ogni forma di violenza, anche verbale, di illegalità e sopraffazione, anche compiendo scelte coraggiose e controcorrente.
Inoltre ritorna l’urgenza di un impegno educativo non più differibile, nella formazione di coscienze che non si abbeverino di violenza e di paura dell’altro, e che siano invece capaci di offrire speranza nella costruzione di relazioni e ambiti di vita aperti alla fraternità, alla legalità e alla condivisione verso i più deboli.
Francesco d’Assisi può davvero essere, ancor più nell’VIII centenario della sua morte, un Santo a cui guardare e da ascoltare: «In quest’epoca, segnata da tante guerre che sembrano
interminabili, da divisioni interiori e sociali che creano sfiducia e paura, egli continua a parlare. Non perché offra soluzioni tecniche, ma perché la sua vita indica la sorgente autentica della pace» (Papa Leone XIV).
Gli esempi e le parole di Francesco ci ispirino nel coltivare e attuare il sogno di Dio su un’umanità riconciliata nell’amore.

La testimonianza di Francesco d’Assisi è di grande forza e attualità anche per le nostre città. Nelle ultime settimane alcuni episodi preoccupanti sono accaduti nel nostro territorio: l’assassinio di un giovane ventitreenne a Molfetta e le intimidazioni rivolte al sindaco di Ruvo. Tali episodi e altri avvenimenti che, in modo trasversale, riguardano il territorio della Diocesi, non possono lasciarci indifferenti e invocano una capacità di reazione e di interessamento verso tutto ciò che favorisca legalità e convivenza pacifica.
Tuttavia l’impegno richiesto non può riguardare solo gli altri, ma è da accogliere in prima persona, nell’ammansire il lupo che è in noi, bandendo ogni forma di violenza, anche verbale, di illegalità e sopraffazione, anche compiendo scelte coraggiose e controcorrente.
Inoltre ritorna l’urgenza di un impegno educativo non più differibile, nella formazione di coscienze che non si abbeverino di violenza e di paura dell’altro, e che siano invece capaci di offrire speranza nella costruzione di relazioni e ambiti di vita aperti alla fraternità, alla legalità e alla condivisione verso i più deboli.
Francesco d’Assisi può davvero essere, ancor più nell’VIII centenario della sua morte, un Santo a cui guardare e da ascoltare: «In quest’epoca, segnata da tante guerre che sembrano
interminabili, da divisioni interiori e sociali che creano sfiducia e paura, egli continua a parlare. Non perché offra soluzioni tecniche, ma perché la sua vita indica la sorgente autentica della pace» (Papa Leone XIV).
Gli esempi e le parole di Francesco ci ispirino nel coltivare e attuare il sogno di Dio su un’umanità riconciliata nell’amore.
+ Domenico Basile, Vescovo
