Un’antica statua di S. Barbara alla parr. S. Domenico (Molfetta) in ricordo di Barbara Picca, vittima della strada 5 anni fa

A cinque anni dal tragico incidente stradale in cui, sulla strada Giovinazzo-Molfetta, perse la vita Barbara Picca, giovane molfettese di 24 anni, la famiglia dona una statua della martire S. Barbara alla parrocchia S. Domenico, in Molfetta, in ricordo della figlia e delle vittime di strada. Era la notte del 17 luglio 2020, quando la vita di Barbara si concludeva d’impatto, a seguito dell’urto tra la moto su cui era insieme a chi la conduceva, e un’auto. 

Da allora sono stati diversi i gesti con cui la famiglia ha cercato di onorare la vitalità di Barbara, appassionata di arte e oreficeria, e tenere acceso il ricordo. I genitori hanno continuato a frequentare la parrocchia e a portare avanti incarichi educativi e di collaborazione. La fede non evita il dolore ma può trasformarlo.

Nella mattinata di sabato 12 luglio, Mons. Cornacchia ha presieduto l’Eucarestia, concelebrata anche dal parroco, dal collaboratore don Liborio Massimo e da don Michele Amorosini. Una chiesa gremita. La famiglia di Barbara ha acquistato e fatto restaurare un’antica statua della martire e l’ha donata alla comunità parrocchiale che ha frequentato anche la loro figlia, fino ai primi anni dell’adolescenza. L’idea è scaturita da una foto inviata da Barbara a suo padre nel 2019, l’anno prima dell’incidente, in cui alle sue spalle campeggiava la scritta “Come in cielo così in terra”. E ha pensato che la strada da percorrere dovesse essere questo legame tra il cielo e la terra, tra chi non c’è più e chi resta.

«Come credenti siamo convinti che la nostra santità si compie pienamente in Dio ed è questo il motivo per il quale Pino e Ileana hanno voluto donare alla parrocchia una pregevole immagine della Santa di cui la nostra cara Barbara porta il nome. Inoltre, la presenza di questa immagine e la testimonianza di vita di S. Barbara diventano per noi oggi motivo per ricordare giovani vite, vittime di incidenti stradali e di morte improvvisa a causa dei pericoli» ha detto il parroco don Silvio Bruno. La speranza è che «i santi diventino per ciascuno modelli e pista per realizzare la nostra santità nell’ordinario della nostra esistenza, per essere un giorno accolti nella casa di Dio.»

Come ha spiegato don Michele Amorosini, la scultura lignea policroma risale al XV secolo, proviene dal Sud della Francia ed è stata acquistata sul mercato antiquario fiorentino. Il 12 e 13 novembre scorsi, il papà di Barbara, il parroco e don Michele, in qualità di direttore dell’Ufficio diocesano per i Beni culturali e l’Edilizia di culto, si sono recati a Firenze per prelevare la statua dedicata alla martire vissuta nel IV secolo, nel pieno delle persecuzioni contro i cristiani. Tra tormenti e guarigioni, S. Barbara fu decapitata dalla spada del padre che voleva rinnegasse la sua fede, il 4 dicembre del 306 (lui fu poi colpito a morte da un fuoco improvviso giunto dal cielo).
Il culto per S. Barbara si diffuse molto sia in Oriente che in Occidente, infatti è venerata come martire sia dalla Chiesa cattolica che da quella ortodossa. È dunque una figura che congiunge due mondi, “adatta” allora a realizzare quel desiderio di unione che la famiglia ha voluto in qualche modo rendere concreto e visibile, non solo per lo stretto ambito familiare ma per l’intera comunità parrocchiale e cittadina. «Il simulacro, in stile tardo gotico, realizzato con un unico blocco di legno, raffigura la santa secondo i canoni dell’iconografia classica: in posizione eretta, ha il capo scoperto come le ragazze non sposate, cinto da un diadema; nella mano sinistra ha una torre con tre finestre, simbolo della SS. Trinità, dalla cui sommità fuoriesce una fiamma, a ricordare il fuoco che punì il padre; nella destra, probabilmente aveva una palma, simbolo del martirio». E ancora «il restauro conservativo ed estetico effettuato da Annamaria Chiapparino ha permesso di restituire al simulacro i colori originari».

La statua è così divenuta parte integrante del patrimonio storico-artistico della nostra diocesi e più che aggiungere un ulteriore culto, potrà essere punto di riferimento per quanti vorranno affidarsi alla Santa e tenere accesa la venerazione. Alla celebrazione infatti erano presenti rappresentanze della Marina Militare e dei Vigili del Fuoco, di cui S. Barbara è la patrona, e l’Associazione Marinai d’Italia.

Mons. Cornacchia, consapevole che “anche se col tempo una ferita si rimargina, lascia sempre il segno” ha sottolineato come “noi che abbiamo fede non siamo esenti dal dolore”, eppure, siamo incoraggiati a non aver paura, come è stato ripetuto più volte nel brano del Vangelo del giorno (Mt 10,24-33). E ha poi ricordato che per S. Agostino il timore è l’inizio dell’amore. A S. Barbara ha infine affidato tutti i giovani, invitando a pregare per loro perché possano custodire la vita e la salute, doni del Signore e preservare la loro esistenza e quella altrui da qualsiasi pericolo.

In conclusione, sono state recitate la preghiera del marinaio e quella del vigile del fuoco da due referenti della Capitaneria di porto e del Corpo dei Vigili del fuoco.
Sia questo un segno che inneggia alla vita e all’amore profondo per essa, nel ricordo di Barbara Picca e di tutte le vittime di strada e di quanti con coraggio affrontano i pericoli per salvare altre vite.

Susanna M. de Candia